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L’anima del romanzo…

Scrivere è la forma più sofisticata di silenzio!
A chi non è mai capitato, durante quelle notti insonne passate ad osservare lo stesso, identico, punto confuso nella buia lontananza di un indistinto ed incerto orizzonte, di prendere una penna, un foglio di carta ed inseguire l’urlo del proprio tormento o il fremito dolce di una sottile euforia attraverso la distorta linea di un tremolante inchiostro, confine ultimo di parole assordanti al valico di una insana pazzia? Immagino sia successo a molti e tra questi tanti pronti ad erigere lapidi di carta sulla terra bagnata del cimitero della propria coscienza io mi sono confuso e nascosto. Così capita che dopo anni trascorsi a dar voce al richiamo di demoni urlanti che scuotono la notte tra le ombre di un giorno mutato e sempre uguale a sé stesso, decidi, finalmente, di ritirarti nel muto stridore di un ricercato silenzio, di prendere un foglio ed iniziare a scrivere. Tutto è nato dal bisogno, come ben sanno i miei amici “psicologi”, di esorcizzare in una catarsi dell’anima, riservata e scossa, gli spettri terrificanti di una storia finita, istanti di un passato lontano che avevano la capacità di espandersi a dismisura nel logoro pendio del mio presente, rendendolo gravido di una massacrante memoria che ti rendeva vittima e naufrago nella distesa sterminata di incauti ricordi. Infondo ogni storia che finisce frantuma il cielo dei nostri sogni nel punto esatto dove avevamo disegnato la nostra creduta fiaba! Scrivere mi aiutava a dare una forma alla schizofrenica confusione delle mie sensazioni, quasi come se le lettere, le parole, l’odore della carta, le macchie dell’inchiostro, donassero un corpo di carne al profilo interrotto delle mie emozioni, giustificandole, dando loro una ragione, un senso, una pace di tormentato bisogno. Scrivi, semplicemente scrivi, e così ti accorgi che il tempo, finito nell’esatto momento in cui la tua storia si spezza, lentamente riprende, a volte a rapidi passi, altre a rintocchi leggeri, e in ogni istante del suo incedere frantuma ogni percezione di una vivida immagine del come ero in frammenti di sporco cristallo nei quali si perde il riflesso di scomposti fantasmi sbiaditi, il cui sottile fruscio tra i colori di una notte rinata domina e distrugge il grido incurante di quei demoni odiati ed adorati. Così continui a scrivere per possederle ancora quelle emozioni, perché sai che in un gesto accorto di una mano puoi lasciarle vivere, più tacite e delicate, dentro di te per sempre…scrivi…emozioni, sensazioni, vibrazioni di un’anima, tormenti, inquietudini, esaltazioni, euforie, gioie, dolori, lacrime, sorrisi, mare, cielo, orizzonti, tramonti, foglie nel vento, scie di una vela…scrivi…e per caso lasci che quelle percezioni si perdano, per poi ritrovarsi, nella apnea, apparentemente insensata, di una storia verosimile, che possa contenerle e concedere loro un ultimo respiro. Ne nasce un romanzo, una sorta di autobiografia di sensazioni, un flusso di coscienza, una voce della memoria, un silenzio di tutte quelle emozioni che si possano provare quando persi in qualcuno. Un romanzo, avete letto bene, un romanzo, che inizialmente era solo figlio del bisogno di preservare una dolce memoria. Poi capita, per caso, che qualcuno lo legga, che ne tragga le stesse emozioni che tu hai provato quando in un tempo passato le hai vissute, le stesse lacrime, gli stessi sorrisi…capita ancora che altri, come un certo Moccia, venga assurto a simbolo d’amore o ambasciatore di emozioni, come custode della verità d’amore che, quando ti capita di comprendere(non ho mai letto Moccia, intendiamoci!), capisci essere del tutto diversa dalla tua verità…ed allora, per il bisogno di dire la tua, non meno per profondo narcisismo e smisurato ego, invii la bozza del tuo immaturo romando a vari editori, convinto che mai nessuno gli avrebbe dato una benché minima considerazione. Nella vita non esistono certezze! Chi lo avrebbe mai detto, ma 6 Editori, mi contattano esprimendoli la loro disponibilità a pubblicarmi il romanzo, ritenuto “unico”, “meraviglioso”, “emozionante”, “da lasciare senza parole”. Così ne scegli uno di Editore e, quando mai avrei detto, pubblichi un romanzo. Ebbene è così. Ho pubblicato un romanzo, che tra breve sarà presente in tutte le librerie. “Ananda(come una vela al tramonto)”, il suo titolo, edito dalla “Enrico Folci Editore”.  Forza, iniziate a commentare, poi lo leggerete, vi inviterò alla presentazione del libro! Ed allora i commenti potranno spaventarmi. Infondo, mi consola l’idea di essere un medico e non uno scrittore. Meglio essere definito mille volte un pessimo scrittore, che nemmeno una volta un cattivo medico!
Il 27 febbraio, ore 18, la presentazione del libro, presso la sala Polifunzionale della Biblioteca Comunale di Marcianise. Ah…non è un romanzo d’amore, mi raccomando, non sono tanto sdolcinato! Piuttosto è un flusso di coscienza, dipinto con l’impressione delle sensazioni ed i colori delle emozioni, alterne e disparate, che si vivono nella meravigliosa schizofrenia di scoprire di possedere un’anima confusa con gli occhi di qualcuno.

Raffaele.

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Categorie:Ananda-Romanzo
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