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Capitolo 23…l’inizio

L’intrecciato vortice dei fili del destino divenne così linea dritta tesa tra i due estremi di infinto, curva elegante e sinuosa a congiungersi oltre l’ultima ferita di un orizzonte di sogno, cerchio perfetto e compiuto di una vita al travaglio di ogni suo piccolo e meraviglioso senso.

Tutto quello che il mondo potesse donare, tutto quello che il cielo sapesse contenere, ogni goccia di mare tra la sabbia di un sole al mattino a comporre lo spazio di una vista confusa, ogni piccolo istante del tempo nella cresta agitata di eventi storditi, tutte le immagini in un riflesso di raggio tra la luce accecante di mille colori, il mormorio dei suoni nell’armonica indole di un canto di stelle, ogni vendetta, ogni rivalsa al sangue di un dolore, cicatrice dell’anima, guarigione completa, apparteneva a me in quell’universo rinato dopo il silenzio di un vuoto accecante.

Ma è strana la forma dell’umana mente ed incomprensibile la materia che pulsa nei sogni. Si passa tutta una vita in attesa che un desiderio diventi possibile e si vive di memoria, di speranza, di continua ricerca, oscillando, taciti e grevi, tra il buio della sera e le ombre del mattino, in attesa che qualcosa accada, che riconduca ad ogni ragione l’irrazionale contorno di un istante sospeso nella bara di un tempo defunto. Così ogni senso di un passo, ogni pietra di un sentiero, ogni fatica della salita, sono solo momenti di un superiore cammino che scorre, ondulato e agitato, verso l’unico mare della propria salvezza, quel regno di azzurro infinto dove una vela disegna la scia del nostro motivo nel mondo. Così alla fine, dopo gli stenti di dolore e pazzia, dopo il sudore misto alla polvere dei nostri fallimenti, strisciando nel fango fatto di cenere di sogni delusi e di lacrime amare di pianti versati, si giunge a fatica, stanchi e disillusi, a quel mare ambito perso oltre lo sguardo di occhi annebbiati e con l’ultimo respiro di un’aria pesante si compie il sospiro di avercela fatta, ma è proprio quando tutto sembra finito, quando ogni sforzo premiato, quando ancora in ginocchio il tremore di deboli braccia si animano dello spasmo di un coraggio che dona un sollievo pronto a rialzarci mentre il vento di una fresca emozione giunge a piegare residue fiammelle di un disperato fuoco infernale che, volto lo sguardo ad un cielo lontano ed oltre l’immenso di un orizzonte per sempre cercato, qualcosa di simile al terrore vanifica ogni meta raggiunta rendendo quel momento di puro entusiasmo il riflesso di un’ombra che si muove, viscida, in una tremenda paura. Paura di perdere tutto, paura che tutto svanisca in un crollo improvviso di terra che trascina all’origine, al punto di partenza dal quale un ritorno è del tutto impensabile. Così ci si sente bloccati, incapaci di un qualsiasi passo, come inghiottiti dal morbido di una sabbia sottile che imprigiona l’ultimo scatto di un corpo verso la gioia di ogni pensiero.

Più o meno in quel modo iniziai a sentirmi con Zò dopo quel giorno di vele e tramonti. Nel compimento perfetto della mia vita sperimentai il panico del terrore di perdere tutto, come miraggio alla sete del deserto, come fantasma tra i silenzi della notte, come magnifico onirico mondo dal quale, presto, mi sarei risvegliato. Era qualcosa che sfuggiva ad ogni mio controllo, una strana sensazione come prossima sentenza di imminente catastrofe, di destino macabro e funereo e non ero capace nemmeno io di dare un senso a quanto sentissi. Con Zò mi ero abituato a tralasciare ogni ricerca di sensato in tutte quelle cose inspiegabili che di sovente mi capitavano da quando la avevo conosciuta.

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Categorie:Ananda-Romanzo
  1. Asia
    aprile 11, 2010 alle 10:13 am

    Semplicemente meraviglioso! Sottrai veramente il respiro…

  2. Dafne
    aprile 11, 2010 alle 11:45 am

    Sembrano le parole della mia anima, emozioni provate sulla mia pelle. Parole taciute, rilegate nel profondo della mia coscienza, nel silenzio delle urla della mia anima. Parole mai pronunciate dalle mie labbra.
    Che grande dono che hai: il riuscire a trasmettere emozioni, donandole a noi lettori, grazie ad una sottile linea d’inchiostro che macchia le pagine della nostra anima.

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